Descrizione


Benoit Lahaye, non fa biodinamica, per caso o per le mode dei tempi, lo fa per assoluta convinzione: il suo è stato il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 1993 con la decisione di lasciare l’azienda di famiglia e coltivare le sue vigne Il primo passo lasciar crescere l’erba tra i filari, ridano vitalità a terreni distrutti dal diserbo chimico e dall’uso del compostaggio dei residui urbani. Dal 1996 i primi imbottigliamenti dal 4,5 ettari, coltivati quasi esclusivamente a pinto nero, proveniente oltre cha da Bouzy, da Ambonnay e Tauxèeries, poi nel 2003 la totale conversione alla biodinamica, che lo porta a ottenere nel 2007 la certificazione bio. Ma la ricerca di un ulteriore equilibrio nella naturalità e nella personalità dei suoi vini, non si ferma: l’idea di realizzare una cuvée senza solfitiViolaine, merce rara (e difficile da realizzare) in Champagne (e non solo) eppure perfettamente riuscita. Da pochi anni Lahaye ha scelto inoltre di abbondonare il trattore e, per lavorare la terra, si affida a una giumenta, rossa di pelo, l’amata Taimise. E anche in cantina non ha paura di essere controcorrente i vini fanno una parziale fermentazione malolatticoa per gestire la ficcante acidità del territorio, la vinificazione avviene in botti di legno piccole.

Vini di grande mineralità profonda e affascinante, che non si concedono sempre facilmente, ma che lentamente e inesorabilmente conquistano.